Novembre è un mese magico per correre, soprattutto se si è alle
prime armi con questa pratica, se poi lo scenario è un bosco, la corsa non
diventa solo evasione, si trasforma in un momento di vera relazione fra uomo e
natura. Quanto meno questo pensavo, quanto meno questo è quello che credevo. Ma
la vita è piena di soprese e questa è stata tale.
Gli incontri che puoi fare correndo in un bosco sono molteplici e
variegati, si ci sono molte persone che corrono, molti passeggiano soli con il
cane o con la famiglia. Non è raro incontrare scoiattoli, aironi, o altri
animali che rendono vivo il circondario.
Novembre è stato un mese, che mi ha segnato. È stata la prima
volta che ho superato i miei limiti, è stata la prima volta in cui ho provato
freddo, ma se ci ripenso correre al crepuscolo ha un qualcosa di magico, si
riesce a percepire il passaggio dal giorno alla notte, la luce che si attenua.
Si sente il passaggio dal clima tiepido al clima fresco. Queste sensazioni ti
portano a voler chiudere la sessione, ad arrivare al traguardo.
Quella sera, era fresca, ero spensierato, benché fossi molto
concentrato sul risultato, ancora non sapevo che sarebbe successo qualcosa di
inatteso. Stavo per fare una serie di incontri che mi avrebbero cambiato.
La sensazione che provai fu intensa, nel incrociare il suo
sguardo. Il nostro primo incontro durò meno di un minuto, ma fu intenso tanto
che di lui riuscii a cogliere tutto. Il suo codino bianco, che ritmicamente
andava da destra a sinistra, le orecchie lunghe, le zampe lunghe avvolte, da
quel sottile strato di grasso che d’inverno ricopre i conigli. Io correvo, lui stava probabilmente tentando di raccogliere le ultime bacche
commestibili, lo vidi approcciare sul sentiero, lui vide me. Ci guardammo
negl’occhi, e percorsi i metri che ci separavano continuando a guardarlo. Lui
fece la stessa cosa.
Come la brezza che quella sera accompagnava la mia corsa,
tutto passò. Ero quasi alle casupole abbandonate, sapevo che mancava poco meno
di 800 metri alla macchina, e circa 1800 metri ai 10km, pensieri che passano
rapidi nella mente, rapidi come una radice non vista in precedenza, sentii il
vuoto sotto i piedi, stavo cadendo e d’impatto chiusi gli occhi.
Quando li riaprii, era notte fonda, mi sentivo come se qualcuno
avesse giocato con le mie ossa, lasciandole in completo disordine all’interno
del sacchetto di pelle che in quel momento era il mio corpo. Nel cercare di
riprendermi vidi un bagliore provenire da una delle due casupole, e senza pormi
domande e senza attendere inviti mi diressi in quella direzione.
La sorpresa fu enorme, tale da togliere il fiato, da
asciugare la poca aria che ancora avevo nei polmoni, attorno ad un fuoco tenue,
caldo, soffuso erano raccolti dei conigli, dieci, forse venti forse di più. Fra
loro, mi parve di riconoscere in un guizzo di coda, l’incontro del pomeriggio.
Rimasi sorpreso perché la mia presenza non destò alcun ritorno, non c’era una
sensazione di tensione o di paura. Tutt’altro c’era calma e serenità.
Ad un certo punto una voce maschile, decisa mi chiese di
farmi avanti, ero in quello stato in cui tutto sarebbe potuto accadere e nulla
in più mi avrebbe turbato, mi chiamò per nome. Non esitai. Fra loro, era
presente un essere più piccolo, dalle sembianze umane, dalle mani dolci, dallo
sguardo così profondo da lasciar intendere secoli e secoli di storia alle
spalle.
Vicino a lui benché fosse molto più basso di me, mi sentivo
come un granello di polvere in una cava, come la luna al cospetto dell’universo
stesso. Mi si presentò come il signore del bosco, mi si presentò
come colui che tutto osserva, come colui che tutto sa. Sorrise, dolcemente e
aggiunse poche parole: “figliolo, dentro di te, c’è una grande forza, una
grande energia, la sentiamo quando corri, la sentiamo quando ti osserviamo. Un
giorno, se vorrai ti racconterò di più. Volevo conoscerti e ora va… hai
qualcosa da finire”.
il vento mi schiaffeggiò, aprii gli occhi, il piede trovò, buttai fuori tutta l’aria
che avevo dentro, ripresi l’appoggio ero tornato a corre, caduta schivata,
riuscii a riprendere il ritmo.
Gli ultimi 1800mt furono complessi, ma sentivo dentro una
nuova energia, una nuova motivazione, e oggi a distanza di anni ricordo ancora
quella giornata. Ripenso a quell’incontro, ripenso a tutti i coniglietti che ho
incontrato ancora. Corro ancora nel bosco, non si sa mai chi si possa
incontrare.