venerdì 5 aprile 2019

Il signore del bosco

Molte circostanze si presentano per puro caso, siamo noi che dobbiamo saper cogliere la bellezza di ciò che avviene, la fragranza dell’imprevisto, il brivido dell’inspiegabile. Non sta a noi cercare nel tutto, se il tutto vuole ci si paleserà, senza presentarsi, senza essere atteso.

Novembre è un mese magico per correre, soprattutto se si è alle prime armi con questa pratica, se poi lo scenario è un bosco, la corsa non diventa solo evasione, si trasforma in un momento di vera relazione fra uomo e natura. Quanto meno questo pensavo, quanto meno questo è quello che credevo. Ma la vita è piena di soprese e questa è stata tale.
Gli incontri che puoi fare correndo in un bosco sono molteplici e variegati, si ci sono molte persone che corrono, molti passeggiano soli con il cane o con la famiglia. Non è raro incontrare scoiattoli, aironi, o altri animali che rendono vivo il circondario.

Novembre è stato un mese, che mi ha segnato. È stata la prima volta che ho superato i miei limiti, è stata la prima volta in cui ho provato freddo, ma se ci ripenso correre al crepuscolo ha un qualcosa di magico, si riesce a percepire il passaggio dal giorno alla notte, la luce che si attenua. Si sente il passaggio dal clima tiepido al clima fresco. Queste sensazioni ti portano a voler chiudere la sessione, ad arrivare al traguardo.
Quella sera, era fresca, ero spensierato, benché fossi molto concentrato sul risultato, ancora non sapevo che sarebbe successo qualcosa di inatteso. Stavo per fare una serie di incontri che mi avrebbero cambiato.

La sensazione che provai fu intensa, nel incrociare il suo sguardo. Il nostro primo incontro durò meno di un minuto, ma fu intenso tanto che di lui riuscii a cogliere tutto. Il suo codino bianco, che ritmicamente andava da destra a sinistra, le orecchie lunghe, le zampe lunghe avvolte, da quel sottile strato di grasso che d’inverno ricopre i conigli. Io correvo, lui stava probabilmente tentando di raccogliere le ultime bacche commestibili, lo vidi approcciare sul sentiero, lui vide me. Ci guardammo negl’occhi, e percorsi i metri che ci separavano continuando a guardarlo. Lui fece la stessa cosa.

Come la brezza che quella sera accompagnava la mia corsa, tutto passò. Ero quasi alle casupole abbandonate, sapevo che mancava poco meno di 800 metri alla macchina, e circa 1800 metri ai 10km, pensieri che passano rapidi nella mente, rapidi come una radice non vista in precedenza, sentii il vuoto sotto i piedi, stavo cadendo e d’impatto chiusi gli occhi.

Quando li riaprii, era notte fonda, mi sentivo come se qualcuno avesse giocato con le mie ossa, lasciandole in completo disordine all’interno del sacchetto di pelle che in quel momento era il mio corpo. Nel cercare di riprendermi vidi un bagliore provenire da una delle due casupole, e senza pormi domande e senza attendere inviti mi diressi in quella direzione.

La sorpresa fu enorme, tale da togliere il fiato, da asciugare la poca aria che ancora avevo nei polmoni, attorno ad un fuoco tenue, caldo, soffuso erano raccolti dei conigli, dieci, forse venti forse di più. Fra loro, mi parve di riconoscere in un guizzo di coda, l’incontro del pomeriggio. Rimasi sorpreso perché la mia presenza non destò alcun ritorno, non c’era una sensazione di tensione o di paura. Tutt’altro c’era calma e serenità.

Ad un certo punto una voce maschile, decisa mi chiese di farmi avanti, ero in quello stato in cui tutto sarebbe potuto accadere e nulla in più mi avrebbe turbato, mi chiamò per nome. Non esitai. Fra loro, era presente un essere più piccolo, dalle sembianze umane, dalle mani dolci, dallo sguardo così profondo da lasciar intendere secoli e secoli di storia alle spalle.

Vicino a lui benché fosse molto più basso di me, mi sentivo come un granello di polvere in una cava, come la luna al cospetto dell’universo stesso.  Mi si presentò come il signore del bosco, mi si presentò come colui che tutto osserva, come colui che tutto sa. Sorrise, dolcemente e aggiunse poche parole: “figliolo, dentro di te, c’è una grande forza, una grande energia, la sentiamo quando corri, la sentiamo quando ti osserviamo. Un giorno, se vorrai ti racconterò di più. Volevo conoscerti e ora va… hai qualcosa da finire”.

il vento mi schiaffeggiò, aprii gli occhi, il piede trovò, buttai fuori tutta l’aria che avevo dentro, ripresi l’appoggio ero tornato a corre, caduta schivata, riuscii a riprendere il ritmo.

Gli ultimi 1800mt furono complessi, ma sentivo dentro una nuova energia, una nuova motivazione, e oggi a distanza di anni ricordo ancora quella giornata. Ripenso a quell’incontro, ripenso a tutti i coniglietti che ho incontrato ancora. Corro ancora nel bosco, non si sa mai chi si possa incontrare.

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