martedì 14 aprile 2015

Esiste?

Ricordo ancora con precisione indelebile tutte le splendide sensazioni che quella mattina mi avevano avvolto, dolci, morbide come un abbraccio materno.

La prima volta che notai qualcosa fu quasi per caso, tanto da memorizzare il dettaglio ma senza potergli dare un peso e un valore concreto.
Ero vicino a mio padre sul balcone, in un tiepido inverno, stavamo lavorando al mio bonsai, io con le mie nuove forbici, lui con le sue. Il cielo era limpido, il sole si era ripreso i suoi spazi dopo la nevicata dei giorni precedenti.
Sul davanzale in marmo si era depositato un sottile strato di neve e ben visibili c'erano le orme del "solito" merlo.
Ci faceva visita spesso, per lui il nostro balcone non aveva segreti, non sempre era il ben venuto ma facevamo finta di accettarlo.
"Dobbiamo dargli una forma, in questo momento i palchi sono troppi e rendo la pianta poco armonica" mi disse mio padre, ed in fondo aveva ragione, quella pianta mi assomigliava, slanciata con dei toni classici della scapigliatura.
"Taglio questo ramo qui papà?" chiesi quasi con timore reverenziale. "Certo amore é il ramo giusto vedrai che questa primavera tirerà fuori nuovi germogli, crescerà proprio come stai facendo tu".
Sorrise posò la forbice, guardò le impronte sulla neve, alzò un ciglio e mi arruffò ancor più i capelli.

"Credi che esitano i folletti?" questo suo esordio mi stupì, l'ironia di mio padre era come una bandiera al vento, a volte era artefice di scherzi macchinosi e questo sembrava il timido inizio di un qualcosa di epico. Sorrisi e dissi "No papà secondo me non esistono"

Passò del tempo da quell'episodio, circa un mese. Nel pieno della notte mi svegliai con la forte sensazione di una presenza in camera.
Guardai prima nella direzione dei piedi e la nostra gattona non c'era, guardai nel letto del mio fratellino ed era come al suo solito arruffato nelle coperte.
La sensazione era ancora con me, mi sentivo osservato eppure la flebile lucina notturna, che dava una forte connotazione di azzurro a tutta la stanza, non evidenziava nulla.
Feci finta di riaddormentarmi, posai la testa sul cuscino e attesi. Dopo qualche istante sentii un sottile rumore di passi.
Poi il sonno tornò ad abbracciarmi e la mattina giunse indisturbata.

Provai a raccontare a mio padre quella strana avventura notturna, e lui cercò di minimizzare, spiegandomi che molto spesso la nostra gatta gira per casa di notte per farsi lo spuntino. Ragionevolmente parlando era una spiegazione più che plausibile, per cui  l'accettai e la feci mia.

Nel pomeriggio, dopo un intensa giornata di scuola, provai a sdraiarmi sul letto e fu allora che notai sul piumone dei piccoli segni, delle fossette. Alzai lo sguardo e vidi qualcosa guizzare.
Fu un solo momento, un singolo battito di palpebre ma qualcosa vidi.
Mi tornò alla mente la frase di mio padre "Credi che esitano i folletti?".

Non ne parlai ne con lui ne con la mamma rimase un mio pensiero e mosso più dalla curiosità che da altro mi preparai ad un piccolo ma significativo esperimento.
Quella sera prima di andare a letto, presi un biscotto. Un semplice frollino, l'avrei lasciato sul comodino vicino alla luce notturna.

Mia mamma mi chiese lo scopo del biscotto e fui pronto a dire " non si sa mai se mi viene fame almeno é vicino". Ma la notte passò senza sorprese.

Sulla strada di scuola mia mamma mi stupì esordendo con "ho visto che alla fine il biscotto te lo sei sbaffato questa notte.."
Raccolsi quell'informazione molto distrattamente e mi ci vollero quasi tutte le ore di scuola per materializzata.
Chi aveva mangiato il biscotto? Eppure dentro me la risposta già c'era.

Passai giorni, mesi a lasciare biscotti sul comodino nel tentativo di scoprire chi o cosa fosse ma non riuscii mai a cogliere nulla, forse anche il mio fratellino sapeva, o forse no.
Notai solo una stranezza, quando perdevo  qualcosa nel giro di poche ore mi capitava di ritrovarla, e all'apparenza l'oggetto smarrito sembrava apparire proprio nel posto più in vista.

Un giorno trovai un piccolo rotolino di carta sul mio cuscino, c'era un minuscolo disegno con bimbo sorridente.
Da quel giorno il biscotto rimase sul comodino.

A distanza di un anno il ricordo si era assopito, il mio fratellino era diventato il mio compagno di giochi anche ora lui aveva la mia età ed era un esplosione di vitalità.
Quella mattina aveva però un'espressione curiosa, indecifrabile. Lo guardai e gli chiesi: "Fede che succede?"
Non parlò mi prese per mano e mi portò in camera nostra, chiuse la porta e gli si illuminò il volto.
"Lory devo dirti un segreto... Questa notte ha mangiato il biscotto ma io non l'ho visto... Secondo te esiste ?"

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